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Benetton - Boldrini - Pontini - Finzi - Brugnera


Già qualche anno addietro, quando ho iniziato a occuparmi del lavoro di Brugnera, sottolineavo come l’artista evitasse accuratamente di categorizzare la propria poetica, cercando invece affinamento nella sedimentazione, lenta e tacita, degli stimoli che, cercati, ma più spesso inconsciamente assorbiti, attraversavano la sua espressione; senza, peraltro, che questa sedimentazione andasse a inibire l’opportunità di cogliere lo stimolo particolare, la specifica intuizione, la percezione epifanica da cui scaturisce l’impulso inventivo.

Mi pare oggi ancora più chiaro come il lavoro di Brugnera tragga origine da un fondo ispirativo percepito e rispettato come “oscuro”, e si riveli nella traduzione, il più possibile fedele e - nei limiti delle peculiarità dell’operazione dello scolpire - automatica, di una condizione quasi “oracolare”.

Danno conferma di ciò le parole dello stesso Brugnera: “Sono sempre rimasto seduto in disparte ad ascoltare...